"Fantastico racconto"
Mi appresto a costruire un'opera. Chiudo gli occhi e scivolo sul cavo sentiero protetto da volte di rami e foglie. Sulle palpebre la luce della landa lą in fondo, dorata e diafana. Arrivo sulla soglia e mi tuffo.
Foreste di tronchi, labirinti dalle nere colonne contro il blu inchiostro dell'orizzonte; fronde infinite, cristalline esplosioni di verde; vascelli dai tremuli bagliori galleggianti nel nero velluto. Inseguo pazzi viali, su per picchi vorticosi e gił in picchiata verso stanze pregne di rosso. Nella radura tappeti di foglie di faggio, una sedia bianca, suono di sax. Bevo luci di foglie di vite accese, danze di angeli e candele, mobili animati d'infanzia e vernici bagnate, matite e occhiali, cataste di libri e pendoli, grappoli di fiori e corde di piano, foglie accartocciate e polvere, giri sfavillanti di giostra e sonagli.
Le forme sgusciano rapide, avventure di carta, cangianti; lampi di fil di ferro su cavalli e lampioni. Stop all'acrobatica mente.
La mano rincorre febbrile le schegge sfuggenti del fantastico viaggio, imprigiona nella materia sprazzi di laggił. Nasce l'opera, messe preziosa del lontano vagare, fragile gemma di quel giardino svanito.
Da "Il fantastico in arte" - Tema Celeste n.55 - (novembre 1995)
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