"Nadine"
2007
La sedia si spella e consuma svelando il suo scheletro, un bicchiere scioglie la sua forma di plastica nel calore della fiamma, la carta sul muro avvampa.
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2008
Ha gli occhi chiusi Nadìne. Intorno a lei, tra le cose, la luce morbida pennella anche le ferite, nere tracce di fuliggine, briciole scure di una storia socchiusa, rimaste su un muro, un angolo di mobile, di pavimento. Tracce di un fuoco acceso e passato.
Raccolta tra vari pensieri, vede ancora la fiamma divorare le cose, accartocciare gli oggetti e portarsi via in un attimo quello che ha faticosamente cercato e costruito. Sente il piacere provato nel distruggere, e la paura di esso. Poi tutto si confonde, c'è solo un grande calore e la sua voglia spasmodica di aria.
C'è l'ha fatta. Nadìne ha bruciato il mostro, estratto a forza da là dove voleva rimanere celato. Ha bruciato la fatica, la violenza usata per costringere le cose ad essere. Ha distrutto il carico di tanti giorni per un nuovo pezzo di tempo. Ogni tanto la vita ha bisogno che la morte le faccia un po' di spazio.
***
1974
La risacca batte il suo ritmo nell'aria umida di sale. Nadìne dà un colpo e il castello crolla, poi un altro, con i piedi, a schiacciare bene il tutto. Si pulisce le mani con rabbia a tirar via la sabbia che non vuole staccarsi dalle dita. Un altro calcio, nel mucchio informe. Una paletta sussulta e ricade. Si passa il piccolo polso tra i capelli sudati e si lascia cadere a terra, le ginocchia piegate, i piedi girati all'infuori. L'ha distrutto il suo bel castello! Non ci sarà più, non ci saranno più le sue belle torri e il ponte levatoio e l'acqua versata col secchiello, e tutta la fatica fatta per costruirlo. Non ci sarà più e non sarà più il castello bello che non le piace, che nulla somiglia al suo sogno.
2049
I capelli le sono diventati così sottili che sembrano spezzarsi. Nadìne porge le mani a ciotola nella superficie increspata del ruscello, poi le apre. Guarda l'acqua scivolarle tra le dita in piccoli rivoli e riunirsi al flusso. Non c'è più bisogno né di costruire né di distruggere.
Testo scritto per la collettiva Storytellers Gagliaidi Art System - Torino - (settembre 2008)
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